Mi sposo col Drone. Oppure no?

Castello Tafuri, portopalo di capopassero

Il drone è oramai una presenza pressochè costante nei matrimoni. Il matrimonio col drone è diventato quasi uno status symbol, una tradizione come il riso e la torta. Spesso è la prima cosa su cui gli invitati fanno domande, soppiantando fotocamere e obiettivi.

Eh si, da qualche anno va così. Il drone catalizza l’attenzione.

“Sai, ieri ho visto un matrimonio in centro, c’era il drone.”
“Ah, fico, conoscevi gli sposi? Chi erano? Com’era l’abito della sposa?”
“Ehm… non lo so, però c’era il drone, tutti lo guardavano.”

Eppure il drone è uno strumento eccezionale. Col drone si possono realizzare bellissime immagini, se usato nei luoghi e nella maniera giusta. Purtroppo l’uso più comune che se ne fa è di una malsana ed invadente onnipresenza. Il drone segue gli sposi in ogni loro movimento, inquadrando dall’alto qualsiasi situazione, anche quelle che sarebbe meglio non vedere come i tetti delle case con i recipienti in Eternit, i cantieri, le stazioni di servizio, le serre nei campi.

Il drone vola indisturbato sui passeggini degli invitati, sulle loro automobili, sulle loro teste. Sarebbe vietato per legge usarlo sopra gli assembramenti di persone, ma la regolamentazione italiana è ancora poco chiara e pressoche sconosciuta, quindi c’è una certa flessibilità anche da parte delle forze dell’ordine.
Ciò non toglie che per senso di responsabilità sarebbe saggio evitare ogni rischio per le persone.

Personalmente preferisco affidarmi per le riprese o le fotografie aeree a dei professionisti specializzati, che conoscono bene il regolamento ed hanno una certa esperienza.

Castello Tafuri, Portopalo di Capopassero

Quando il drone è indispensabile

Ci sono casi in cui consiglio vivamente di usare il drone perchè la location si presta particolarmente, oppure per fare dei movimenti di camera che sarebbero impossibili da eseguire altrimenti. E’ utile per rivelare un bel paesaggio, per seguire gli sposi in ambienti rurali, o in spiaggia, per esaltare l’architettura di una costruzione o di un giardino, ma devo dire che in molti casi porta più di una controindicazione.

Per un reportagista come me avere un attrezzo che attira così tanto l’attenzione ha i suoi effetti negativi. Ho impiegato anni per affinare la mia tecnica di reportage ed essere il più discreto possibile. Per essere quasi invisibile mentre lavoro.

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Scelgo l’attrezzatura anche in base all’appariscenza. Se è troppo appariscente scarto. Scelgo il mio abbigliamento e quello dei miei collaboratori per confondersi il più possibile con gli invitati. Solo camicie a tinta unita scura, preferibilmente nera.
Niente loghi, stemmi o marchi in evidenza con su scritto “Emiliano Tidona The Best Photographer in the World”. Dove c’è una scritta infatti cade l’occhio degli invitati, è una cosa istintiva. Non devo essere letto mentre sto lavorando, anzi se possibile non devo nemmeno essere visto.

Poi arriva il drone e tutti gli sforzi fatti vanno letteralmente per aria. Tutti guardano lì, tutti vogliono sapere dove andrà, cosa inquadrerà, se inquadrerà proprio loro o si schianterà sulle loro teste. E’ più potente della scritta sulla maglietta “The Best Photographer in The World”.

Preferisco che anche il drone sia discreto e quasi invisibile. Per riassumere credo che Il drone vada molto bene, ma con moderazione e nei luoghi giusti.

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