Come Scegliere Il Fotografo Giusto Per Il Tuo Matrimonio

E perchè il Reportage va tanto di moda

Organizzare il matrimonio è un’esperienza nuova. E’ anche un notevole investimento in termini emotivi e monetari. Le aspettative sono elevatissime, l’evento è irripetibile, deve essere “buona la prima”.

Scegliere il fotografo è tra le operazioni più delicate che dovrai affrontare. Al contrario di altre, quella del fotografo è una scelta che ha un grande impatto non soltanto sullo svolgimento del matrimonio in sè, ma anche sulla qualità dei ricordi che conserverai della tua festa più importante, meglio organizzata, più emozionante.

Quello che esprimo in quest’articolo è il mio punto di vista, la mia filosofia maturata in molti anni di attività nel settore. Voglio darti alcune dritte per scegliere il tuo fotografo, evitando brutte sorprese.

Immagina il Fotografo

Immagina una persona che sta a stretto contatto con te per tutto il giorno del tuo matrimonio. Da quando ti prepari fino al taglio della torta e anche un pò oltre.
Ecco chi è il fotografo.

Gli sposi ignorano le conseguenze di tutto questo fin quando non si ritrovano a vivere alcuni dei momenti più emozionanti della loro esistenza insieme al fotografo sbagliato.
Purtroppo arrivati a quel punto è già troppo tardi.

Se il fotografo che hai scelto non fa per te ti infastidirà. Ti chiederà di fare cose che non fanno parte di te. Lavorerà per realizzare le sue fotografie, costringendoti ad aderire alla sua idea di matrimonio, anche se in conflitto con te e con la tua idea.
Magari è il fotografo perfetto per qualcun altro, ma per te sarà soltanto una spina nel fianco e non vedrai l’ora di liberartene.

Il professionista giusto invece è quello che ti mette a tuo agio, ti tranquilliza, ti guida con naturalezza rispettando il tuo modo di essere.
E’ una persona con cui puoi scherzare per alleviare l’emozione, partecipa al tuo matrimonio piuttosto che lavorare e basta. Capisce alcune tue esigenze meglio di chiunque altro e le anticipa. Lavora per raccontare la tua storia, che è qualcosa di irripetibile e di autentico, ed ha un valore senza tempo per te e per la famiglia che stai costruendo.

Lo scopo è quello di scegliere bene prima che sia troppo tardi.
Per farlo dobbiamo dare un’occhiata più da vicino alle mode nella fotografia di matrimonio.

Le mode, le tendenze, le tradizioni.

Anche la fotografia di matrimonio vive di mode e di tendenze. Le mode ci aiutano a parlare una lingua comune, a descrivere il nostro tempo, a vedere le cose da un punto di vista più ampio.
La moda più importante per adesso è senza dubbio quella del Reportage. Moltissimi fotografi al giorno d’oggi descrivono se stessi come Reportagisti. Alcuni promuovono la cosa come una novità assoluta, ma il genere Reportage è qualcosa di antico, che risale alla nascita della pellicola, del fotogiornalismo d’attualità e quindi della fotografia come la conosciamo oggi.

Il Reportage è senza dubbio la chiave di lettura più adatta a raccontare un evento come il matrimonio in maniera autentica e naturale.

Perchè il Reportage?

Il Reportage è un genere fotografico che ha lo scopo di raccontare una storia reale attraverso una serie di immagini.

Va di moda tra gli sposi perchè è credenza comune che sia sinonimo di “niente foto in posa”, ma la realtà è leggermente diversa.

Per Reportage si intende anche una serie di canoni stilistici che possono essere ottenuti attraverso la posa. In soldoni significa che alcuni fotografi di Reportage costruiscono scene che sembrino casuali e rubate, facendoti stare in una posa che sembri spontanea ma è, appunto, contruita.
Scopriremo tra poco come riconoscerli.

Il Reportage si sposa col Ritratto

Ma il Reportage è qualcosa di più che una serie di scatti rubati, infatti si sposa benissimo con l’antica disciplina del Ritratto.
Alcune delle fotografie più importanti dei nostri tempi, eseguite da veri maestri del Reportage, sono dei ritratti in cui il soggetto guarda direttamente in camera. Il fotografo interagisce con il soggetto in maniera molto evidente, e quell’opera d’arte è il risultato dell’incontro tra queste due persone. Un ritratto può rappresentare qualcosa di immensamente più grande, come l’incontro tra due civiltà lontane.

Nel matrimonio Reportage e Ritratto si alternano costantemente, e devono mescolarsi armoniosamente fino a confondersi l’uno con l’altro.

Luce (in)naturale

Un’altra credenza fuorviante sul Reportage è quella che si debba usare esclusivamente la luce naturale. Diversi fotografi di Reportage infatti ricorrono alla luce artificiale come cifra stilistica distintiva, oppure in caso di bisogno.

In un matrimonio la priorità assoluta deve essere la massima discrezione. La luce artificiale va limitata al minimo indispensabile, ed usata nella maniera più discreta e armoniosa possibile.
Se usata nella maniera corretta la luce artificiale permette di raccontare momenti che sarebbero impossibili da immortalare altrimenti.

Ma come riconoscere se il Reportage di un fotografo è autentico o costruito?
Bisogna individuare pochi semplici segnali, il più importante dei quali è senza dubbio la ripetitività.

La ripetitività.

Ogni fotografo ha il suo stile. E’ normale che alcuni tratti distintivi del suo lavoro si ripetano. Se però la ripetizione diventa eccessiva c’è qualcosa di sbagliato.
Se le posizioni degli sposi sono troppo simili tra una fotografia e l’altra o tra un matrimonio e l’altro (magari cambia soltanto il contesto), c’è qualcosa di sbagliato.
Stiamo parlando di fotografie in stile Reportage, un’interpretazione della realtà. Ci devono essere un bel po’ di momenti rubati, ma se un fotografo coglie sempre gli stessi momenti rubati, in tutti i matrimoni, c’è qualcosa di sbagliato.
Le fotografie ed i matrimoni di quel fotografo si somigliano troppo l’un l’altro, ben al di là dello stile? Somigliano troppo anche ai matrimoni di altri fotografi? E’ probabile che segua una serie di tendenze che stanno seguendo anche altri.
La personalità di quegli sposi viene fuori dalle immagini? Hai la sensazione di intuire qualcosa del loro carattere, o delle emozioni che stanno realmente provando? Oppure sembrano rigidi e innaturali? Sostituendo gli sposi cambierebbe qualcosa in quella fotografia? La loro personalità è seppellita sotto i canoni estetici? In questo caso una volta passata la moda e il canone estetico del momento non rimane nulla di interessante.

Anche nella fase dei ritratti la ripetizione eccessiva può essere un campanello d’allarme.
C’è un limite tra il seguire una moda e la produzione in serie. C’è un limite a quanti di sorrisi puoi fare senza rischiare una paresi facciale.
Un ritratto descrive un incontro che avviene in un momento, niente di più e niente di meno. Non possono esitere due incontri identici in due momenti identici.
Lo stile del fotografo può essere costante ma la storia che racconta non può ripetersi mai.

Hai già capito che amo il Reportage autentico. Mi piace lasciare che gli sposi si comportino normalmente dimenticandosi di me. Li osservo con attenzione, e spesso nella fase dei ritratti chiedo loro di ripetere dei gesti che gli ho visto fare spontaneamente.

Adoro anche il Ritratto perchè è un’occasione per rivelare qualcosa di intimo, qualcosa che va oltre la superficie, che rimane come un’orma indelebile nel tempo.

Un altro importante segnale:

Il prezzo di un servizio fotografico

Il prezzo di un servizio fotografico di matrimonio è molto variabile e dipende da moltissimi fattori. Per questo eviterò di dirti esattamente quanto spendere. Però puoi usare il prezzo come un’informazione utilissima che ti aiuterà, se lo sai interpretare, a fare la scelta giusta.

Fotografare matrimoni è impegnativo, a prescindere dallo stile del fotografo. Che sia specializzato nel ritratto, nel reportage o nello still life, un buon fotografo ha impiegato decenni per imparare quello che serve per darti un servizio eccellente.
Ha speso decine di migliaia di euro in formazione, ha fatto moltissima gavetta, ha sbagliato ed ha aggiustato il tiro un’infinità di volte.
Gli stai anche affidando una grandissima responsabilità. Lo incarichi di raccontare un evento irripetibile ed importante come il tuo matrimonio. Può il suo costo non tenere conto di tutto questo?

La buona notizia è che puoi usare il prezzo come un’indicatore. Se è troppo allettante chiediti perchè.

Se presti attenzione a questi semplici segnali capirai molte cose sul tuo fotografo, e saprai individuare quello giusto.

La fotografia matrimoniale è diventata un genere fotografico a se stante, che ingloba e reinterpreta molti altri generi, sdoganandosi dalla categoria di semplice servizio.
Il Fotografo di Matrimonio si mette in gioco in prima persona. Più che un lavoro per lui è una missione, che lo coinvolge ad un livello più profondo. Oltre alla tecnica, il fotografo ci mette l’ Anima.

Ho scritto quest’articolo per rispondere a qualche domanda ma soprattutto per generarne molte altre. Se ne hai, scrivile nei commenti o contattami in privato, sarò felice di parlarne.
In bocca al lupo e buona scelta!

L’ Album di Matrimonio non serve più. O forse si?

Album di Matrimonio Fine Art

Molti pensano che la stampa sia finita. C’è il cloud, giusto? I nostri smartphone fanno costantemente il backup di tutto ciò che scattiamo sulla nuvola, gratuitamente. Basta configurare il proprio dispositivo per conservare comodamente i nostri ricordi nel momento stesso in cui li catturiamo.
Perfino le fotografie di matrimonio possono essere trasferite su uno di questi servizi così come facciamo con i nostri selfie quotidiani. Ma allora ha ancora senso stampare un album di matrimonio?

In fotografia si parla ancora molto di stampa. Soprattutto nel matrimonio la maggior parte degli sposi sceglie di stampare le fotografie sotto forma di fotolibro o di album tradizionale. Perché? Esistono caratteristiche della fotografia stampata che non posso essere rimpiazzate dal digitale?
A mio parere si, e non credo sia soltanto il fascino vintage che coinvolge anche la musica in vinile e le auto d’epoca. C’è dell’altro. Ci sono delle peculiarità della stampa che il digitale non può, e forse non potrà mai sostituire.

Album di Matrimonio Artigianale Fine Art

L’immediatezza

Intendo l’immediatezza nel senso più letterale del termine: senza mediazione. Per vedere una fotografia non stampata abbiamo sempre bisogno della mediazione di qualche strumento. Anche per le fotografie analogiche, quelle fatte col rullino: se non sono stampate le possiamo vedere soltanto attraverso una lente d’ingrandimento o un proiettore.
Nella fotografia digitale invece abbiamo bisogno di un dispositivo elettronico che sia carico e funzionante, dobbiamo sapere come usarlo, e se le foto sono nel cloud dobbiamo essere connessi a internet.

La stampa al contrario è fruibile a prescindere. La possiamo vedere, toccare, copiare senza alcuna mediazione. Sembra ovvio ma di questi tempi tendiamo a dimenticare che i nostri dispositivi invecchiano in fretta e potrebbero non esistere in futuro, soppiantati da chissà cosa.
Ho una scatola piena di floppy disk di una ventina di anni fa che, se volessi, non saprei più come leggere. Spero che dentro non ci siano fotografie!

Ma no, dai, il cloud è diverso, di sicuro potremo leggere le foto dal cloud anche fra diversi decenni.
Forse è vero, ma non è detto che abbiamo sempre la voglia e la pazienza di andare a cercare le foto sulla nuvola. Il cloud è un backup eccezionale ma le fotografie che guardiamo più spesso sono quelle attaccate con la calamita al nostro frigorifero. Ci avete fatto caso?

Proprio perché non hanno bisogno di mediazione le fotografie stampate sono quelle con cui ci rapportiamo periodicamente. Le immagini nel cloud le rivediamo, se va bene, dopo qualche anno, quando Google decide che è arrivato il momento di creare uno slideshow delle nostre vacanze a Cuba.

La Durata Nel Tempo

Avete mai aperto un cassetto pieno di vecchie fotografie? Alcune superano il secolo di vita. Certo, alcune sono sbiadite e ingiallite ma sono lì, presenti e vive. Grazie a loro sappiamo che faccia aveva il nostro trisavolo o nostra nonna da bambina. Possiamo far restaurare quelle fotografie, stamparle nuovamente e conservarle in un cassetto per altri cento e più anni.

Siamo sicuri che con i file digitali sarà lo stesso?

Una piccola curiosità: un album di matrimonio stampato in Fine Art ha una longevità stimata di diverse centinaia di anni. Ma della stampa Fine Art ne riparleremo dopo.

L’Oggettività: si vede esattamente come dovrebbe

Quando vediamo una foto su schermo possiamo essere certi di una cosa: quella non è la stessa immagine che compare sugli altri schermi. Ogni dispositivo rappresenta colori, contrasti, tonalità e dettagli a modo suo, e se possiamo tentare di rendere il meno evidenti possibile queste differenze non possiamo annullarle del tutto.
L’immagine che vediamo noi non è la stessa immagine che il fotografo o l’artista voleva farci vedere. È una rappresentazione approssimativa.

Anche la stampa è una rappresentazione, ma al contrario di un monitor rimane oggettiva e invariabile. Le fotografie stampate le vediamo così come il fotografo voleva farcele vedere. Con quelle sfumature, quei colori, quei dettagli.
Probabilmente il fotografo ha scelto la carta più adatta, la tecnologia di stampa più adatta e ha fatto diverse prove per arrivare al risultato finale.
Una volta conclusa, la stampa è la rappresentazione conclusiva di quell’idea, e arriva a noi così come l’autore ha previsto.

Può sembrare una finezza per intenditori ma non lo è. Gli schermi dei nostri dispositivi casalinghi non sono precisi né tanto meno calibrati. Quello che vediamo è molto lontano dalle intenzioni dell’autore e di conseguenza anche l’impatto emotivo è di gran lunga inferiore.

Il Racconto

Fin dall infanzia siamo abituati a sfogliare i libri. Il racconto per noi ha quella forma. Ogni pagina, così come gli elementi al suo interno, hanno una posizione precisa e ci viene naturale seguirne la successione.
Ci possiamo soffermare su una pagina per tutto il tempo che vogliamo, possiamo accarezzarla, tornare indietro o saltare subito a quella dopo.
Ogni volta che sfogliamo il nostro album di matrimonio instauriamo un rapporto particolare non soltanto con l’oggetto in sé, ma con la storia che racconta. Ogni volta scopriamo particolari nuovi.

La Materialità

Non dobbiamo commettere l’errore di trascurare le sensazioni fisiche che una stampa, e soprattutto un libro di stampe, ci sa trasmettere. Toccare i materiali pregiati che compongono l’album, sentirne l’odore e il peso, contribuisce ad arricchire la nostra esperienza. Perché in fondo che cos’è un album di matrimonio se non un’ esperienza che si rinnova, che cresce con noi, che si lascia scoprire sempre di più?

Album fotografico artigianale in cuoio

La Stampa Fine Art

Se siete arrivati fin qui forse l’argomento Stampa vi interessa almeno un po’. Quindi non vi scoccerà sapere qualcosa su questa famosa stampa fine art che molti si pregiano di utilizzare.

La traduzione di fine art non è altro che Belle Arti. Esatto, è un altro di quei termini che in inglese sono cool, ma che in realtà abbiamo inventato noi italiani. Un po’ come Wedding, vi dice qualcosa? ?

Sintetizzando molto si può dire che la stampa fine art sia una stampa fotografica professionale finalizzata da un lato alla massima espressione di tutte le caratteristiche estetiche che l’autore intende valorizzare, dall’altro al raggiungimento di proprietà ottimali di archiviazione nel tempo.
In pratica deve essere visivamente il più espressiva possibile e deve durare il più a lungo possibile.

Un momento, questo non dovrebbe essere lo scopo di qualsiasi stampa fotografica? Si, certo, ma va sempre fatta una valutazione dei costi. Una foto tessera non può costare quanto una stampa artistica in tiratura limitata.
E per quanto riguarda il matrimonio? Beh, la fotografia di matrimonio ha tutte le carte in regola per meritare una stampa senza compromessi. Deve essere il più espressiva possibile, per farci emozionare, e deve durare il più a lungo possibile, per farci emozionare ancora di più quando mostreremo l’album ai nostri nipoti.

Oggi si può addirittura realizzare un Album di Matrimonio Fine Art. Cioè un album realizzato interamente con stampe fine art. Un album così concepito può essere sia di tipo Tradizionale, con le stampe incollate alle pagine come negli album dei nostri genitori e nonni, oppure un Fotolibro, in cui ogni pagina è una stampa unica che contiene una o più fotografie in composizione.

Stampa Fine Art su Album di matrimonio - @ Emiliano Tidona Fotografo
Stampa Fine Art su Album di Matrimonio

Ma basta una carta di pregio per fare una stampa fine art? Questo è il vero nocciolo della questione.
Per realizzare una stampa fine art la carta soltanto non basta: il risultato dipende più dall’insieme di tecniche, inchiostri e carta che dalla carta presa singolarmente. E’ molto più facile realizzare una pessima stampa su una carta costosissima che su una carta comune.
Le Belle Arti fotografiche sono un processo che parte dalla tecnica di scatto, passa per la post produzione e solo in ultima battuta arriva stesura su carta vera e propria.

Vedi Anche Perché il Fotografo di Matrimoni non serve più

E voi, quando pensate alle vostre fotografie di matrimonio cosa vedete? Un bel libro, magari artigianale e stampato alla perfezione su una carta eccezionale, oppure una galleria online?

Se volete saperne di più sulle tecniche di stampa o avete qualcosa da aggiungere fatemelo sapere, non mancherò di approfondire l’argomento.

Alla prossima!

Matrimonio a porte chiuse in streaming. Possibile?

matrimonio in streming

Rimandare il matrimonio non è sempre possibile. Chi può farlo ci sta già pensando o lo ha già fatto. Ma che possibilità ci sono per chi non può o preferirebbe non rimandare?

Alcune ipotesi iniziano a spuntare per la graduale riapertura delle attività, tra cui l’apertura a singhiozzo. L’apertura a singhiozzo consisterebbe in un’alternanza di aperture parziali e chiusure totali.
Debellare il virus richiede tempo, d’altra parte non possiamo bloccare tutte le attività per periodi prolungati senza aspettarci conseguenze importanti. Ecco perché l’apertura controllata a singhiozzo comincia a profilarsi come una delle possibilità più realistiche. Se andasse così, è probabile che nei periodi di apertura gli assembramenti di persone debbano comunque essere limitati e controllati, e di conseguenza anche i matrimoni. Ovviamente speriamo tutti che vada diversamente.

Sempre rimanendo nel campo delle ipotesi si può immaginare un futuro prossimo in cui i matrimoni saranno consentiti ma con un numero limitato di partecipanti. Oppure con un numero di partecipanti proporzionale allo spazio disponibile.
Tutti ci auguriamo che l’estate o qualche cura o entrambe spazzino via il virus una volta per tutte. Vogliamo tornare a festeggiare, ad abbracciarci, a stare in famiglia. Tuttavia se il virus continuasse a infastidirci ancora per parecchio tempo, molti potrebbero decidere di sposarsi comunque in tempi brevi, seppur con qualche limitazione, piuttosto che rimandare il matrimonio a non si sa quando.

Il matrimonio in streaming non è una novità, è già stato fatto in tempi non sospetti, per rendere partecipe chi per qualsiasi motivo non poteva essere presente fisicamente.

Fino a ora lo streaming non è mai stato la maniera principale per rendere partecipi gli invitati. E’ sempre stato un ripiego. Adesso potrebbe assumere un ruolo primario, visto che gli esclusi potrebbero diventare in molti casi la maggioranza degli invitati. Ne consegue che la qualità dello streaming debba adeguarsi.

Per fare uno streaming basilare basta uno smartphone connesso a Skype, Facebook, Zoom eccetera. Ovviamente in questo caso la qualità la conosciamo tutti, così come la possibilità di movimento, d’inquadratura, di audio, soprattutto a una certa distanza.

Se vogliamo che gli invitati si sentano realmente partecipi bisognerà fare qualche sforzo in più. Innanzi tutto bisognerà curare bene l’audio. E’ importante che le parole del celebrante e degli sposi siano ben comprensibili, e che magari si senta anche il leggero tremore nella voce dello sposo. L’audio contribuisce al senso di presenza e di realtà in maniera preponderante, ecco perché lo metto al primo posto.

In secondo luogo serviranno vari punti di vista, idealmente almeno 3 o 4.
Immaginate di dover guardare una diretta di un’ora dove si vede soltanto la schiena degli sposi da lontano. Noioso vero? Con più punti di vista invece vedreste la location per intero in tutta la sua bellezza, il celebrante mentre parla da vicino, le mani degli sposi che si stringono, gli sguardi, i dettagli dell’abito, gli addobbi floreali eccetera.
Insomma, avete capito, dovrà somigliare a quello che siamo abituati a vedere negli eventi dal vivo trasmessi dalle reti televisive, dove il numero di telecamere arriva anche a qualche decina.

Il dato positivo è che viviamo in un’epoca in cui tutto questo non solo è possibile, ma è anche accessibile. Non è più fantascienza o roba da milionari come fino a pochi anni fa. Organizzare una diretta in streaming con tre camere richiederebbe certo la collaborazione della location (chiesa o altro) e del celebrante, ma la cerimonia in se stessa non verrebbe stravolta né disturbata. Anzi sarebbe di certo più raccolta e tranquilla.
Gli invitati potrebbero addirittura essere coinvolti e partecipare, magari applaudendo o rispondendo in prima persona. Le possibilità tecnologiche ci sono, e sono alla portata di tutti.

Anche se mi auguro di poterne fare a meno sto già studiando soluzioni di questo tipo, perché è meglio essere preparati.

Mentre aspettiamo ulteriori indicazioni mi piacerebbe capire come la pensate su quest’argomento. Credete che sia uno scenario plausibile? Prendereste in considerazione lo streaming in caso di limitazioni al numero di invitati?

Ho un’azienda col Coronavirus

Si, lo so, tempi strani per tutti. Qualcuno di noi è stato colpito direttamente dal contagio, sulla propria persona o in famiglia. A questi va tutta la mia solidarietà e il mio supporto.
Tutti gli altri, me compreso, sono colpiti indirettamente. Sono molti gli effetti emotivi, sociali ed economici che questa pandemia sta avendo su di noi come individui e come collettività.

Avevo un Maestro. E’ scomparso da poco e penso spesso a cosa mi direbbe in questa situazione. Anche nelle ultime settimane di vita, con il male del secolo che lo consumava rapidamente, parlare con lui era una boccata di ossigeno. Sapeva infondere grande energia e farti vedere le cose con lucidità, obbligando i pensieri ad andare nella direzione giusta. Quello che facciamo di solito invece è lasciare che i pensieri ci portino dove vogliono loro.

In questi giorni, anche grazie a lui, mi sento tranquillo. O almeno più tranquillo di molti altri, perché so che ci sono cose che non posso cambiare, ma posso sempre decidere come reagire.

Ho un rapporto inedito con il tempo e ho deciso di considerarlo un vantaggio. Ho messo a posto un po’ di arretrati e ho iniziato qualcosa di nuovo che era in sospeso da mesi. Questo blog ne è un esempio.

Comunicare il motivo per cui faccio il mio lavoro. Parlare alle persone a cui mi rivolgo. Cercare di essere loro utile. Preso dalla routine queste cose le ho sempre fatte in maniera incompleta e adesso posso rimediare.

Parti da zero?

Ti do il mio parere, non la verità assoluta, se ti va discutiamone.

In questo momento abbiamo la possibilità di pensare a come comunicare chi siamo e perché siamo così.
Tantissimi imprenditori queste cose le sanno già, e io non sono di certo un guru del marketing, ma una cosa la so fare: comunicare attraverso le immagini. Per fortuna le immagini sono tra le armi comunicative più efficaci.

Le immagini di questi tempi sono anche parecchio accessibili. Puoi creare immagini con pochissimo sforzo, o puoi acquistarne a bassissimo prezzo. A volte anche gratis.

Per iniziare non servono grandi cose. La tecnica fotografica non è più un ostacolo. La reperibilità d’immagini a basso costo neppure. L’ostacolo maggiore spesso è il non sapere cosa comunicare.
Sapere cosa comunicare è alla base di tutto, ma ecco di nuovo la buona notizia: adesso abbiamo il tempo per capirlo.

Quindi il mio suggerimento su come usare i giorni di quarantena è questo: hai tempo per capire chi sei, chi è l’azienda che gestisci, cosa vuole ottenere, chi vuole aiutare a fare cosa. Rispondi a queste domande saprai cosa comunicare.

Vuoi passare allo step successivo? Se avrai usato questo tempo per capire chi sei, quando contatterai il tuo fotografo o la tua agenzia di comunicazione saprai già cosa chiedergli.
Gli dirai quello che hai elaborato in questi giorni e il messaggio sarà perfettamente focalizzato. La tua freccia sarà molto più appuntita di prima.

Sei già un passo avanti?

Il tuo messaggio è già chiaro? Hai già avviato una o più campagne di comunicazione? In questo caso ti dico quello che sto facendo io.
Sto riadattando la mia comunicazione ai tempi che corrono. Agli imprenditori per adesso non va di sentire quanto sono belle le mie fotografie e quanto fanno vendere. Preferisco dire loro che siamo in questa barca insieme, e io sono qui per remare insieme.

Abbiamo anche alcune importanti certezze, partiamo da quelle: Le abitudini d’acquisto sono stravolte, funziona soltanto l’e-commerce. Chi ha una forte presenza online è avvantaggiato come non mai. Chi non ce l’ha dovrebbe lavorare sodo per recuperare lo svantaggio.

Ma le tue foto sono all’altezza?

Adesso il tuo sito è l’unica arma che hai, dovrebbe essere al top. Le persone non ti vedono in faccia e non entrano nella tua sede, ma ti osservano attentamente dal web. Le immagini che stai usando sono di alto livello? Rispecchiano l’identità della tua azienda? Suscitano nei tuoi potenziali clienti le emozioni giuste?
Se la risposta ad almeno una di queste domande è no, o anche forse, ti lascio immaginare il vantaggio che stai lasciando ai tuoi concorrenti.
Credi che finita la quarantena le cose torneranno esattamente come prima? Poco probabile. Avere un’ottima presenza online era già fondamentale nel 2019. Adesso è vitale.

La Safety Car

Non voglio fare la predica a nessuno. Il fatto è che sento spesso parlare i miei conoscenti imprenditori, e parecchi vedono questo periodo come un muro insormontabile. Per fortuna sono moltissimi anche quelli che ne comprendono il potenziale.
Non mi spingerei a dire che è un periodo positivo, lo paragonerei piuttosto a una Safety Car in un gran premio. Non abbiamo la possibilità di correre, ma nemmeno i nostri concorrenti. Dobbiamo scaldare per bene le gomme per ripartire più veloci di loro.

Hai qualcosa da aggiungere? Vuoi uno scambio di idee? Puoi contattarmi o commentare, mi farebbe piacere.

Per concludere ti faccio vedere un video di Paolo Borzacchiello, fondatore di HCE. E’ il primo di una mini serie dedicata a questa quarantena. L’ho trovato molto utile e ben fatto. Fammi sapere cosa ne pensi.

Mi sposo col Coronavirus

Sdrammatizziamo le ansie di questi giorni, cercando nel frattempo di dare qualche informazione utile.
Sappiamo che le funzioni religiose e civili sono state sospese uffialmente fino al 3 Aprile. Non sappiamo se il blocco durerà ancora di più, o se ci saranno delle precauzioni da prendere anche una volta terminato il periodo di quarantena.

Uno dei timori di chi dovrebbe sposarsi a breve è quello di poter perdere le caparre versate ai fornitori.
Fortunatamente si tratta di un timore infondato.

Il Coronavirus infatti è una causa di forza maggiore, per cui anche se avete firmato contratti e versato caparre potete stare tranquilli: il vostro fornitore (fotografo compreso) è obbligato a trovare con voi una soluzione alternativa. Per prima cosa è nel suo interesse. Il fornitore deve consentirvi di spostare la data del matrimonio senza penalità.
Rifletteteci un attimo: A prescindere dalla legge secondo voi il fornitore vuole perdere il servizio o vuole che il matrimonio si faccia, spostando solo la data?
Lo slittamento di data è l’unica via percorribile.

Quindi?

Se il vostro matrimonio era programmato per una data impossibile da praticare a causa del Coronavirus, potete chiamare i vostri fornitori (sono sicuro che lo avete già fatto) per trovare insieme una data alternativa.
Saranno tutti felici di trovare una data libera.

Se invece il matrimonio è programmato per una data al momento sicura andate avanti con serenità. E’ ancora presto per pensare ad eventuali slittamenti o cambi di programma.
Nessuno sa con esattezza cosa accadrà nelle prossime settimane, ma abbiamo la fortuna di vivere in un paese che ha preso la faccenda molto sul serio, e gli effetti delle misure di contenimento si vedono già. Quindi comportiamoci responsabilmente e stiamo calmi, presto sarà tutto finito.

Spostare la data del matrimonio è solo un piccolo fastidio, e visti i tempi eccezionali saranno tutti disponibilissimi a venirvi incontro in ogni modo.
Inoltre se avete fissato per dopo il 3 Aprile non è nemmeno detto che dobbiate farlo.
Come sempre, fatemi sapere cosa ne pensate, se avete domande, e in bocca al lupo ?

Perchè il fotografo di matrimoni non serve più.

Lo so, il titolo è provocatorio, soprattutto perchè siamo nel blog di un fotografo. Eppure in un certo senso è vero, il fotografo di matrimoni non “serve” più.
Non serve, ad esempio, se quello che vuoi da lui è una documentazione dei fatti che sono successi. Mi spiego meglio.

Quella di documentare i fatti è una delle funzioni primarie della fotografia, ma sono sicuro tu e tutti i tuoi invitati avrete in tasca una fotocamera, e la userete per fissare nel tempo i fatti che accadranno il giorno del tuo matrimonio.

Per ricordare di aver fatto questo o quello, di essere stati qui o li, di aver incontrato Tizio e Caio, di aver bevuto quel vino e mangiato quel risotto, lo smartphone che avete in tasca svolge un lavoro eccellente. E lo userete a prescindere dalla presenza di un fotografo professionista.

Visto? Il titolo non era poi così provocatorio, in fin dei conti il fotografo non serve davvero. Puoi risparmiare una bella sommetta evitando del tutto di chiamarlo.

Fine dell’articolo, ci vediamo al prossimo.

L’altra faccia della medaglia

Siamo sicuri che un fotografo serva a documentare soltanto i fatti? Sono davvero i fatti la cosa più importante che rimane di un matrimonio?
Eppure i fatti sono sempre gli stessi. Cambiano i protagonisti ma la trama è più o meno è la stessa da secoli.

E’ scorretto, non dovrei scriverlo, ma in quest’articolo è necessario affrontare la realtà: i fatti riguardanti il tuo matrimonio non sono nulla di speciale. Sono più o meno gli stessi fatti degli altri matrimoni.

Sotto questa luce è chiaro che il tuo matrimonio non è per nulla una sequenza di fatti, e che non sono i fatti quelli che ti porterai dentro negli anni a venire.

Sotto la buccia

Non sono i fatti che il tuo fotografo è chiamato a documentare. E’ chiamato a documentare quello che sta uno strato sotto i fatti, quello che si rivela attraverso i fatti. Le personalità che sono coinvolte e le loro emozioni nel momento in cui prendono forma.

Allora ecco che il selfie comincia a mostrare i suoi limiti. Comincia a servire una figura diversa. Una figura capace non soltanto di creare un racconto, ma di farlo in maniera autoriale, quindi personale e partecipativa.
Non può limitarsi a premere il grilletto ma deve osservare, capire, partecipare, mettersi in gioco.

I fatti verranno documentati per forza, perchè è inevitabile, ma il fotografo andrà alla ricerca di qualcosa in più. Di un livello di realtà più profondo e più autentico dei semplici fatti.

Ecco, se dal fotografo ti aspetti che faccia questo allora il discorso cambia. Allora non puoi accontentarti. Ti serve quello giusto per te, quello che fa risuonare qualcosa dentro di te.

leggi anche

come scegliere il fotografo giusto per il tuo matrimonio

Tanto per

Riassumendo, puoi anche chiamare un fotografo tanto per. Perchè è una delle tante cose che in un matrimonio si fanno e basta. In questo caso qualsiasi cifra spenderai sarà sprecata. Potevi benissimo farne a meno.

Se invece sai qual è il ruolo del fotografo di matrimonio negli anni ’20, allora ti porterai a casa qualcosa dal valore inestimabile.
Si, sono di parte 😉


Mi sposo col Drone. Oppure no?

Castello Tafuri, portopalo di capopassero

Il drone è oramai una presenza pressochè costante nei matrimoni. Il matrimonio col drone è diventato quasi uno status symbol, una tradizione come il riso e la torta. Spesso è la prima cosa su cui gli invitati fanno domande, soppiantando fotocamere e obiettivi.

Eh si, da qualche anno va così. Il drone catalizza l’attenzione.

“Sai, ieri ho visto un matrimonio in centro, c’era il drone.”
“Ah, fico, conoscevi gli sposi? Chi erano? Com’era l’abito della sposa?”
“Ehm… non lo so, però c’era il drone, tutti lo guardavano.”

Eppure il drone è uno strumento eccezionale. Col drone si possono realizzare bellissime immagini, se usato nei luoghi e nella maniera giusta. Purtroppo l’uso più comune che se ne fa è di una malsana ed invadente onnipresenza. Il drone segue gli sposi in ogni loro movimento, inquadrando dall’alto qualsiasi situazione, anche quelle che sarebbe meglio non vedere come i tetti delle case con i recipienti in Eternit, i cantieri, le stazioni di servizio, le serre nei campi.

Il drone vola indisturbato sui passeggini degli invitati, sulle loro automobili, sulle loro teste. Sarebbe vietato per legge usarlo sopra gli assembramenti di persone, ma la regolamentazione italiana è ancora poco chiara e pressoche sconosciuta, quindi c’è una certa flessibilità anche da parte delle forze dell’ordine.
Ciò non toglie che per senso di responsabilità sarebbe saggio evitare ogni rischio per le persone.

Personalmente preferisco affidarmi per le riprese o le fotografie aeree a dei professionisti specializzati, che conoscono bene il regolamento ed hanno una certa esperienza.

Castello Tafuri, Portopalo di Capopassero

Quando il drone è indispensabile

Ci sono casi in cui consiglio vivamente di usare il drone perchè la location si presta particolarmente, oppure per fare dei movimenti di camera che sarebbero impossibili da eseguire altrimenti. E’ utile per rivelare un bel paesaggio, per seguire gli sposi in ambienti rurali, o in spiaggia, per esaltare l’architettura di una costruzione o di un giardino, ma devo dire che in molti casi porta più di una controindicazione.

Per un reportagista come me avere un attrezzo che attira così tanto l’attenzione ha i suoi effetti negativi. Ho impiegato anni per affinare la mia tecnica di reportage ed essere il più discreto possibile. Per essere quasi invisibile mentre lavoro.

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Scelgo l’attrezzatura anche in base all’appariscenza. Se è troppo appariscente scarto. Scelgo il mio abbigliamento e quello dei miei collaboratori per confondersi il più possibile con gli invitati. Solo camicie a tinta unita scura, preferibilmente nera.
Niente loghi, stemmi o marchi in evidenza con su scritto “Emiliano Tidona The Best Photographer in the World”. Dove c’è una scritta infatti cade l’occhio degli invitati, è una cosa istintiva. Non devo essere letto mentre sto lavorando, anzi se possibile non devo nemmeno essere visto.

Poi arriva il drone e tutti gli sforzi fatti vanno letteralmente per aria. Tutti guardano lì, tutti vogliono sapere dove andrà, cosa inquadrerà, se inquadrerà proprio loro o si schianterà sulle loro teste. E’ più potente della scritta sulla maglietta “The Best Photographer in The World”.

Preferisco che anche il drone sia discreto e quasi invisibile. Per riassumere credo che Il drone vada molto bene, ma con moderazione e nei luoghi giusti.

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